Il Sacro Libro del Tempo Separato - The Holy Book of the Separate Time.

3개월 전

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Nel 1220 San Francesco d’Assisi si era trovato a vivere sull’Isola del Garda e l’aveva trovata idonea a costruire un romito. Aveva convinto il proprietario a concedergli un’area settentrionale dell’isola e laggiù aveva costruito un piccolo eremo francescano che più avanti divenne monastero.
Quel monastero era sopravvissuto per anni anche all’invasione longobarda ed era passato in varie mani, ma piano piano era andato in rovina sino a che nel 1817 sui suoi resti venne costruita una residenza nobiliare.
L’antico monastero dell’Isola del Garda è il punto focale, l’epicentro, della mia storia, quella storia che ha cambiato la mia vita.
Partiamo dall’inizio.
Avevo passato molto tempo nel Convento francescano del Sacro Speco a Sant’Ubaldo di Narni.
Era un periodo di smarrimento che mi aveva indotto a ritirarmi per riflettere sulla mia esistenza fatta di partite di calcio a cinque, di pizze con birra scura, di smorte attività di volontariato poco credibili a me stesso, di poesie nel cassetto, di serie tv improbabili e di gomito del tennista.
Nei primi tempi passavo le giornate in meditazione, poi ho iniziato a frequentare l’immensa biblioteca del monastero.
E in quel luogo ricco di storia umana lo trovai: il Sacro Libro del Tempo Separato.
Quegli scritti antichi che avevo faticato a comprendere e decifrare mi avevano condotto verso conoscenze vertiginose dove il Tempo non era quello umano, ma quello Separato.
Il Tempo Separato è il tempo che si frastaglia su linee parallele e su linee ad incrocio.
Coesistono tempi diversi in spazi paralleli o incrociati allo stesso momento.
Basta trovare il luogo e l’oggetto che innestato in un preciso misto parallelomeridiano ti possono portare a viaggiare nel tempo spazio senza problemi…quasi senza problemi.
Sei nello stesso istante nel luogo del Tempus Praesens e nel luogo del Tempus Alter.

All’inizio, come potrete immaginare, non ci capivo niente e mi sorgevano interrogativi: per esempio, qual è il Tempus Alter? come viene scelto? Chi lo sceglie? E’ automatico, a discrezione dell’algoritmo del Tempo Separato? (Algoritmo è una parola che va di moda: nel Libro era chiamato Binomio Francescano).
Ma piano piano ho capito che, se il libro non mentiva, avrei potuto viaggiare nel tempo: dovevo solo trovare l’oggetto e il luogo.
Indagai presso i monaci.
Nessuno sapeva niente e mi indirizzarono alla Baracca del Solitario che si trovava nel bosco e dove viveva Frate Aleandro, di 101 anni, un monaco che aveva scelto da tempo la solitudine come esistenza.
Mi dissero che non sarebbe stato facile capire cosa diceva ma che era l’unico che poteva sapere qualcosa del Sacro Libro del Tempo Separato.
Arrivai alla Baracca del Solitario.
Questo è il ricordo nebbioso di quell’incontro:
1 - arrivato a poca distanza dalla baracca dalla finestra qualcuno mi scagliò addosso una gallina starnazzante che mi spaventò non poco
2 – quasi una rauco ruggito mi accolse: “Vai via, se non hai con te la serenità del peccatore perdonato pentito."
3 – Gridai di essere peccatore perdonato pentito (non sapevo bene cosa fosse…)
4 – Frate Aleandro mi apparve, vestito con saio rosso splendente.
5 – E parlò: “ Tu Liber Tempus Alter separatus want have in your cervello dove sta oggetto et locus per viaggio nel tempo. Benacus Isla Garda, monastero ex Franciscus et oggetto trovaribus in Camino celatus in subterranio a Sacro Speco. Oggetto est paiolo rame, tipo Cenerentola Cindarella”
Chiuse la porta con un gran bel sorriso.

Con il suo sorriso negli occhi tornai al monastero e cercai nei sotterranei.
E sotto una catasta di legna ho scoperto una botola.
L’ho aperta e sono sceso ancora nel profondo.
Illuminato dalla mia torcia eccolo il paiolo tipo Cenerentola.
Un paiolo di rame. Sul fondo tanti numeri.
E le istruzioni per l’uso.
Così c’è scritto sul paiolo: posare paiolum super locum sacrum. ditus index appoggiaribus super 4 cifras. Determinatio annus di viaggioribus in tempora alia. Pro reameare ad tempus praesentem, reschiacciaribus cifraes anni praesentis.

Quasi ladro afferrai paiolo e furtivo me ne viaggiai sino all’isola del Garda.
Potrei raccontarvi come ho fatto a farmi assumere come cameriere nella casa nobiliare che si ergeva su antiche rovine del monastero francescano, ma sarebbe superfluo e senza colore.
Il colore si dipinse sul mio volto quando quella notte scesi nei sotterranei della nuova casa e ancora trovai mura antiche e rovine tipo catacombe.
Per mesi cercai il locus fra quei resti e finalmente lo scovai: una lastra di marmo, in terra, con scritta polverosa messa alla luce con mia pala silenziosa.
C’era una scritta di sole due parole: locus paiolus.
E fu il tempo del Tempo Separato.

Fu il tempo della Svolta. Della conoscenza. Del fulgido sdoppiamento del mio corpo.
Mi ero preparato al Viaggio.
Avevo uno zaino con vestiti leggeri e pesanti, avevo dei gioielli di mia mamma in caso di necessità finanziarie, avevo qualche accendino, avevo biancheria intima, un sapone, rasoio e crema da barba, dopobarba, spray antizanzare, un coltello serramanico e due numeri delle Parole Crociate.
Scesi ancora furtivo.
Posai il paiolo nel locus paiolus e digitai quattro cifre: 0570.
Fu vortice, fu senso di vuoto, fu vibrazione silenziosa, fu mente leggera e pesante.
Fu lo sdoppiamento.
Facevo il cameriere e intanto ero fra i Longobardi di Re Alboino.
Non posso spiegarvi cosa è la contemporaneità temporale, l’ubiquità francescana.
Ma vissi insieme ai Visconti quando conquistarono il Lago di Garda, conobbi Goethe quando venne in quella zona, vidi gli austriaci e decine di altre storie passate.
Era diventata una droga viaggiare col paiolo.
Domani tornerò al locus paiolus e digiterò quattro cifre: 1943.
Voglio combattere coi partigiani contro la Repubblica di Salò dei fascisti di Mussolini.
Forse sarò ucciso, così lascio questo scritto nell’eremo di Frate Aleandro, nella sua Baracca del Solitario accanto al Convento del Sacro Speco di Sant’Ubaldo di Narni.
Sono tornato spesso a trovarlo e il vecchio frate mi ha preso in simpatia.
Mi lancia sempre la gallina starnazzante, ma mi accoglie nella sua Baracca.
Mi offre insalata senza condimento, ribes e acqua fresca e mi racconta con il suo parlare storto delle sue avventure e meditazioni.
Gli ho raccontato dei miei viaggi e lui mi ha chiesto: “Imparares qualcosa da questo deambular per tempi antiqui?”
Io gli ho risposto: “Si. Homo confusus semper.”
Ci siamo fatti una bella risata.
Lui saprà cosa fare del mio scritto.

Le memorie di Albino Materiaggili furono consegnate da Frate Aleandro alla Biblioteca del Convento del Sacro Speco di Sant’Ubaldo di Narni. Il paiolo non fu mai trovato, ma se andate all’Isola del Garda troverete una lapide con i nomi dei partigiani morti per la libertà. E su quella lapide c’è anche il suo nome: Albino Materiaggili, nome di battaglia Paiolus

La foto è dell'autore.
Con questo racconto partecipo a theneverendingcontest 136 S1-P8-I3

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