San Nicolò e i Krampus – Un Natale molto alternativo [ITA]

2년 전

Oggi è il 6 dicembre, e nelle mie zone (il Veneto orientale e il Friuli) si festeggia San Nicola, o meglio San Nicolò, come lo chiamiamo noi.

Questa figura di austero vescovo dell’Anatolia paleocristiana ha dato vita al rubicondo e bonario Babbo Natale attuale, la cui iconografia non ha nulla di tradizionale, è stata creata dalla Coca-Cola (ma questa è un’altra storia). Da noi è ancora viva, anche se in via di regressione, la tradizione di scambiarsi i doni oggi, anziché il giorno di Natale.

Inoltre, a San Nicolò è legato un altro elemento folkloristico, che contrasta nettamente con le zuccherose usanze natalizie odierne, fatte di luminarie, canzoncine, angioletti, alberi addobbati, presepi, buoni sentimenti e consumismo sfrenato. La notte di San Nicolò è anche la notte dei krampus.

Il krampus è una figura mostruosa e demoniaca presente in Austria, Baviera, Slovenia, Croazia, Ungheria, Repubblica Ceca e, in Italia, nelle zone montuose di Trentino-Alto Adige, Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Alcuni antropologi pensano che abbia addirittura un’origine nelle credenze pre-cristiane delle popolazioni alpine orientali. Il nome di questo diavolo ha la stessa etimologia della parola “crampo”, dato che nei secoli passati si riteneva che i crampi notturni fossero dovuti a diavoli che tormentavano le persone addormentate mordendole.

La notte dei krampus a Tarvisio (UD)

San Nicolò, nella tradizione viva fino al secolo scorso, portava doni ai bambini buoni e carbone ai bambini cattivi, servendosi di un krampus da lui soggiogato per portare il sacco del carbone. Molto spesso, il krampus, pur essendo incatenato, veniva lasciato libero dal santo (molto poco santo) e terrorizzava i bambini cattivi, fustigandoli con una sferza di betulla. Questa tradizione un po’ truce, svolta da due membri adulti della famiglia appositamente travestiti, serviva per dare un’annuale ripassata di terrore e disciplina ai bambini poco inclini all’obbedienza.

Al giorno d’oggi, i krampus invadono le fredde vie e piazze dei paesi alpini per una notte di tregenda. La notte vera e propria è quella tra il 5 e il 6 dicembre, ma ormai i diversi comuni dell’arco alpino organizzano la propria sfilata dei krampus nel corso di tutto il mese.

Addobbati con pesanti mascheroni di legno dalle lunghe corna, spesso scolpiti con grande abilità, e ricoperti da un costume di pelo lungo con zoccoli da caprone, i figuranti (tutti maschi, anche coloro che indossano una maschera femminile, la “krampa”) sono figure gigantesche e inquietanti, che trascinano catene e campanelli, facendo schioccare lunghe fruste. In una sfilata infernale con tanto di balle di paglia incendiate e giocoleria col fuoco, seguono San Nicolò, vestito con paramenti vescovili e una barba patriarcale, che distribuisce dolciumi da un carro.

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Le maschere dei krampus sono notevoli sculture in legno (foto: Johannes Simon / Getty)

La parte più bella e terribile di questa festa dalle forme ancora pagane, però, avviene dopo il tramonto. Allora, San Nicolò scompare, e i krampus si scatenano, abbandonandosi a urla belluine e scene quasi bestiali, inseguendo la gente per le strade e terrorizzandola. Fa tutto parte dello show, anche il concreto rischio di prendersi delle dolorose frustate sulle gambe. I figuranti travestiti non vanno troppo per il sottile, quasi come se fossero veramente invasati da presenze demoniache, e non risparmiano nessuno, continuando a imperversare fino a tarda notte. Si dice che un krampus non debba mai rivelare la propria identità né togliersi la maschera in pubblico, pena il disonore, e questo anonimato contribuisce alla sensazione di impunità e di perdita dei freni inibitori, seppure lo sfoggio di violenza abbia dei limiti. Ammettiamolo, però, se voi indossaste una maschera tanto terrificante, non godreste nello spaventare a morte più gente possibile?

Personalmente, ho visto i krampus solo una volta, in pieno giorno, ma vi assicuro che quando uno di loro ha abbassato la testa e mi ha caricato come un caprone, con il costume che lo faceva sembrare alto più di due metri e molto largo di spalle, i pesanti zoccoli di legno che risuonavano sul porfido della piazza e i ruggiti gutturali amplificati dalla maschera, ho battuto in ritirata. Immaginatevi tutto questo, più il buio rischiarato a malapena da fiamme rossastre, le strade strette, la calca, il fiato che si condensa nell’aria gelida attorno ai mascheroni, le fruste che schioccano e mordono i polpacci come crampi… per niente la solita, melensa, atmosfera natalizia, vero?


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ah, Sembrano le maschere del carnevale Sardo...(I mammuthnes...) Molto bello questo racconto. Non so però se riusciamo a inserirlo nella complation di OCD ...forse troppo tardi.

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Pazienza, sarà per un'altra volta. Purtroppo alcune urgenze mi hanno tenuto lontano dal blog e non sono stato veloce nel rispondere. Grazie comunque @sardrt ;)

Bellissima ed interessantissima tradizione. Qui da noi in Toscana non "abbiamo" il Krampus, quindi questo post è veramente intrigante per me ^_^

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Grazie! Una tradizione un po' impressionante, ma che si inserisce nel solco della "Caccia Selvaggia", un mito che è presente in varie forme in tutte le culture europee. Per dire, anche il carnevale ha degli elementi della Caccia Selvaggia, in particolare la sua maschera più famosa: Arlecchino (in origine un demone o satiro, chiamato nelle fonti francesi Hellequin, cioè Hölle König, "re dell'inferno"). ;)

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Esatto! Molti non sanno che dietro le maschere ci sono elementi mitologici legati anche a culture diverse. Personalmente la mitologia, il folklore e tutto quello che dal passato è arrivat sino a noi (con tutti gi cambiamenti determinati dal tempo e dalla tradizione prettamente orale) son campi che mi affascinano da sempre e che si ritrovano anche in molta letteratura ^_^

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Quando ti metti a disquisire e sfoggi le tue sublimi capacità di tuttologo sei inarrestabile Marco..sei un giacobbo + piero angela alla decima potenza! Mi ricordo ancora il tuo interessantissimo post sul colore rosso. Questo tema della caccia selvaggia sembra quasi un archetipo Junghiano, meriterebbe un articolo tutto suo. Complimenti!
Aggiunta: questo per i nostri amici freewriters sarebbe un post interessantissimo..tradurre!

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Ciao Silvia, vieni a fare qualche freewrite in italiano con me e Marco? Ci trovi da @mariannewest :-)

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vengo a curiosare ;)

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Dai dai :-p

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Siamo quasi vicini di casa :-)

Complimenti marco per il tuo post sul folklore delle nostre montagne! Mi viene in mente che ci si potrebbe inventare una storia natalizia - non del tutto edificante - sul figlio di un krampus e di un'umana..

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