Un libro indimenticabile: il mio Zenone

3년 전

Con questo post partecipo al contest di @fulviaperillo, dedicato ai libri.

Poiché la richiesta era di parlare di un libro che ci abbia colpito e che ci faccia ancora ricordare le emozioni suscitate e i giorni in cui lo abbiamo letto, non ho avuto dubbi. Il testo che ha avuto un effetto di questo tipo su di me è stato L'opera al nero di Marguerite Yourcenar, di cui proverò a fare una recensione personale che sia l'eco di quei giorni lontani. Ovviamente ce ne sono stati molti altri che ho amato tanto, ma già allora lo scombussolio provocatomi da questo qui mi colpì, perché era anomalo. Lo avevo scelto perché adoro la Yourcenar e mi ero messa in testa di leggere tutto quello che aveva scritto. Folgorata.


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La storia narrata ha come protagonista Zenone, filosofo e scienziato, che l'autrice immagina nato a Bruges nel XVI sec. e per il quale trae spunto da figure storiche come Paracelso e Leonardo da Vinci. Figlio illegittimo di una famiglia aristocratica che lo avvia alla vita ecclesiastica, Zenone dedica gli anni della propria giovinezza a viaggiare nei paesi d'Europa e del vicino Oriente, studiando e praticando la medicina ma anche l'alchimia, progenitrice della chimica e pericolosa alleata di molti scienziati del tempo. La sua vita è in realtà tutta un esperimento, di conoscenza sia della sostanza della materia che di quella dell'umanità. Questo viaggio, nel mondo e in se stesso, lo allontana progressivamente dai principi dell'ortodossia cristiana e lo espone al pericolo dell'Inquisizione: il suo nome infatti è circondato da voci, che riguardano sia le sue pratiche esoteriche che la sua vita sessuale, al punto che la sua fama lo precede e lo porta a dover scegliere di nascondersi. In realtà, nel momento in cui decide di tornare a Bruges per iniziare una vita diversa, sotto la falsa identità del Dottor Theus, protetto dal priore del convento dei Cordiglieri, ha chiuso un capitolo della sua vita e non ha più bisogno di movimento e confusione. Ora non vuole altro che continuare la propria attività intellettuale e medica, libero da pastoie di ogni genere: la sua indagine mira ad abbandonare i pregiudizi religiosi e filosofici per scandagliare l'essenza delle cose. Per farlo ha bisogno di pace, di silenzio e la nuova identità lo nasconde dai fantasmi pericolosi del passato. Finché il priore però non muore e lui si trova esposto ad uno scandalo del convento, al quale è in verità del tutto estraneo. Viene quindi coinvolto e accusato davanti al tribunale dell'Inquisizione, che lo condanna a morte come eretico. Ma prima di rischiare di perdere la propria dignità su un rogo umano, decide di darsi la morte da solo e restare libero fino alla fine.


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Il titolo del libro deriva dalla prima delle tre fasi di cui è costituita la "Grande Opera", cioè il lavoro dell'alchimista, l'opera al nero, ossia la fase in cui la materia necessariamente deve decomporsi per far sì che un'essenza nuova e più nobile nasca da essa; le altre due fasi sono l'opera al bianco e l'opera al rosso, in cui avviene la vera trasmutazione della materia. Come è noto, l'alchimia aspirava a trasformare i metalli vili in oro e ad ottenere sostanze sublimi, dotate di poteri magici, come gli elisir o la stessa pietra filosofale; in realtà il processo esoterico dell'adepto avviene innanzitutto su se stesso, in una trasformazione che comprende corpo e spirito. E tutto il libro non è che il racconto di questo processo che il protagonista opera su di sè, in una vera e propria macerazione della materia più pesante del suo essere, fino alla vera vita che scorge oltre la morte fisica e che tuttavia non assomiglia a quella promessa dagli altari delle basiliche. Insieme a lui e attraverso di lui, uomo eccezionale, la Yourcenar racconta un'epoca di passaggio, in cui si scontrano il Medio Evo e il Rinascimento.

Perché questo libro? Come ho detto, amo l'autrice ma, a dire il vero, non so bene. Ricordo però che Zenone esercitò su di me un'attrazione fortissima, al punto che una notte lo sognai: naturalmente aveva le fattezze di Gian Maria Volonté, che interpretò il personaggio nel film tratto dal libro e che campeggia sull'edizione che ho a casa. E' vero, innamorarsi di Volonté non è proprio cosa che non si arrivi a comprendere


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ma intanto all'epoca (ero all'università, non ricordo se al corso di laurea o negli anni della specializzazione o del dottorato) il film non lo avevo ancora visto. Credo invece che quello che mi attrasse fosse l'immagine di Zenone come di un'anima sola: egli arriva così in profondità da non poter essere seguito da nessuno dei suoi contemporanei, nessuno con cui condividere le proprie riflessioni e le proprie intuizioni. Ha una fame insaziabile di vita, non solo quella che si consuma nelle taverne o nelle bettole, che presto gli rivela la propria insufficienza, ma soprattutto di vita intellettuale, di luce nel buio.

"era di quegli uomini che sino alla fine non cessano di meravigliarsi di avere un nome, come ci si stupisce, passando davanti a uno specchio, di avere un volto, e che sia proprio quel volto"

Non so se oggi, rileggendolo, confermerei l'impressione e del resto, come diceva il buon Massimo Troisi, "loro so' tanti a scrive, io so' solo a legge: nun ce la posso fa'". Sono sempre in affanno perché mi manca il tempo di leggere tutto quello che vorrei, così è molto difficile che riprenda una cosa già letta, a meno che non mi serva per la scuola. Ma nel caso di Zenone forse farei un'eccezione, perché ricordo che prendevo l'autobus e mi auguravo che il tragitto fosse il più lungo possibile, per restare in sua compagnia e ascoltare le sue parole. Come si fa con un innamorato.

immagine di proprietà dell'autrice
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Vaya amiga tenia tiempo sin leerla, creo que lo hizo muy bien ojala y pueda ganar ese concurso mucha suerte y saludos :D

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Gracias :)

Grazie per il post, molto bello! 👍

So che troisi ha vissuto per molti anni a Roma, ma in versione accento romano non l'avevo mai sentito 😁

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Grazie a te di aver letto e commentato, @anedo

Quanto al napoletano e al romano, spesso differiamo solo nell'intonazione ;)